Diversità e integrazione: il personale è politico

Iniziamo quest'anno un viaggio nella rete alla ricerca di realtà, siti, blog e quant'altro che si occupano di diversità e integrazione e che, a nostro modesto parere, sono interessanti.
Vi indichiamo oggi il sito Italiano Diversità Madrid | Io non ho paura di quello che ci cambierà, a cura di Matteo Ricci Ugatti.
In particolare, vi segnaliamo l'articolo dal titolo Il personale è politico.

Dal post:
Consapevolezza è una parola un po’ magica che raccoglie un insieme di risorse personali che ci permettono di riconoscere e valorizzare il nostro sentire e condividerlo con le altre persone, costruendo positivamente una collettività più ricca, dove il conflitto che nasce tra le diversità può essere affrontato e superato e crea nuove possibilità, in un’ottica di abbondanza. Più differenze ci sono in un gruppo, più ricchezza è disponibile per crescere tutti assieme, più benessere personale e collettivo si crea.

Continua qui, da leggere.

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Alessandro Ghebreigziabiher

Teatro e Logopedia: lavorare divertendoci

Ieri una delle bambine ha iniziato a piangere e mi ha raccontato di aver appena litigato con il papà,
che sta passando un brutto periodo a casa, e vari episodi della vita familiare. Come ė facile ferire un bambino e, allo stesso tempo, come capita altrettanto che anch'egli ferisca noi genitori.
Dal poco che mi ha raccontato mi è sembrato di capire che il padre dev'essere molto stressato e stanco e (come capita spesso anche a me) dimentica cose che per la bimba sono importanti e magari pretende che lei sia appena più grande di quel che è mentre lei fa fatica in questo momento a non rinunciare a tutta l'attenzione che vorrebbe.
Ho provato a rincuorarla, dicendo inoltre alla piccola di fare lei una sorpresa al papà e che anche i genitori spesso sono stanchi e commettono errori.
Soprattutto l’ho invitata a godersi al massimo l'ora che abbiamo insieme proprio per ricaricare le batterie, perché il tempo del teatro è un tempo apposta per lei.
Quindi abbiamo cominciato a recitare.
Man mano che si giocava lei si è rilassata e ha partecipato serenamente. Abbiamo riso alle scene dei compagni, alle varie gag comiche e tutti si sono divertiti.
HO colto però anche l'occasione per dire ai compagni che va bene ridere quando si recita (anzi, il teatro deve proprio far divertire chi lo fa) ma i bravi attori devono anche essere in grado di riprendere subito la concentrazione per far andare avanti lo spettacolo.
L’obiettivo è quello di riuscire quindi a raggiungere uno stato di rilassamento e concentrazione che ci permetta di lavorare al meglio.
Divertendoci.

Cecilia Moreschi

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Teatro e Logopedia: camminare insieme

Ieri in gruppo abbiamo lavorato sulla gestione del corpo.
Ho iniziato invitando i bambini a camminare insieme alla sottoscritta come se avessimo dovuto realizzare una sorta di processione in stop motion, coordinando ogni movimento sul battito di mani di una mia collega e inserendo ogni volta la pausa tra un passo e l'altro.
In questo modo ci siamo avvalsi sia di una fonte visiva che di una sonora su cui armonizzare i nostri movimenti.
Uno dei bambini è risultato più veloce degli altri e si è distaccato dal gruppo. Cosicché lo abbiamo stimolato a programmare i suoi movimenti (ad esempio fare per tre volte passi piccoli) e così riallinearsi agli altri. Perché l'obiettivo è andare insieme e non essere i primi.
In seguito abbiamo eliminato la fonte visiva: la collega che batteva il tempo si è fermata alle nostre spalle.
Da quel momento abbiamo cominciato a coordinare il passo solo su quel che ascoltavamo.
Infine abbiamo tolto anche il battito: ora dobbiamo muoverci insieme senza alcuno stimolo, solo sentendo il nostro corpo, la pausa, e il corpo dei compagni.
E dopo qualche prova, alla fine ce l'abbiamo fatta.
Insieme.

Cecilia Moreschi

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Alessandro Ghebreigziabiher

Teatro e Logopedia: la nuova arrivata e il nuovo insegnante

Ieri pomeriggio, nel gruppo mi sono ritrovata con alcuni bambini delle elementari.
Ad un tratto è giunta una nuova bimba, un poco più piccola di loro, ma la sua terapista mi ha chiesto di fare una prova per inserirla nel lab di teatro, visto che ha molte difficoltà a concentrarsi, gestire il corpo ed ascoltare.
Bene, ho pensato, è un'occasione per gli altri di fare una nuova amicizia. E visto che uno di loro, il più grande, tende a relazionarsi poco con gli altri e preferisce il contatto con l'adulto, ho lasciato che lui gestisse il gruppo: gli ho spiegato quale fosse l'esercizio da fare (camminate nella stanza con gli stop e successivamente con diverse modalità) e lui avrebbe dovuto dare il via, fermare, fare domande a tutti, ecc.
Il novello insegnante è stato contento della cosa, poiché si sentiva un po' il regista, ha parlato con tutti spesso per chiedere loro cos'avessero immaginato di volta in volta, ha dato sfogo alla sua creatività facendoci muovere come se avessimo perso un oggetto, come se fossimo burattini (e poi chiedeva a ciascuno quale burattino fosse) come se fossimo maschere di carnevale. Insomma, ha avuto inizio una possibile carriera nel teatro, ecco.
Il tutto in un clima allegro e divertente, in cui il nostro non ha mai agito da leader autoritario, bensì semplicemente come un compagno autorevole, che conosceva già quei giochi perché li aveva fatti tante volte e che quindi aveva più esperienza degli altri.
La piccola nuova arrivata ha partecipato con grande attenzione, i maschietti rimasti hanno messo in gioco la loro simpatia e creatività. E noi terapiste abbiamo giocato con loro ma rimanendo in disparte, lasciando ai bambini tutto lo spazio, l'essere pienamente protagonisti.

Cecilia Moreschi

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Alessandro Ghebreigziabiher

Teatro e Logopedia: attenzione al prossimo

Oggi ho lavorato in gruppo con una bambina affetta da disturbi dell'attenzione e iperattività, associati
a difficoltà nella coordinazione. Anche solo sostenere una conversazione diventa per lei molto arduo. Allora le dico che per il 2014 abbiamo un nuovo obiettivo: ascoltare gli altri.
A questo proposito la invito a fare una domanda a ciascuno dei suoi compagni, guardando negli occhi colui che risponde. Poi la incoraggio a ripetere cosa quest’ultimo ha detto (l'argomento era i regali di Natale) sforzandosi di ricordare più elementi possibili della frase. Solo dopo essersi impegnata nel chiedere, ascoltare e ripetere i regali di tutti può raccontarci i suoi (inutile dire che scalpitava fin dal primo momento per farlo) come una sorta di premio per la dedizione messa in gioco fino a quel momento.
A questo punto facciamo un esercizio per aumentare il livello di attenzione tramite il mantenere lo sguardo su uno stesso oggetto finché si arrivi a toccare il medesimo. Lo sguardo della bimba vaga per tutta la stanza, incapace di fermarsi su una singola cosa. Riproviamo più volte, allorché propongo che tutti, colleghe e colleghi logopedisti compresi, di fermarci e ricominciare da capo se uno solo tra noi non mantiene fisso lo sguardo. Sbaglio io per prima volutamente un paio di volte e ironizzo sui miei errori. Poi faccio ad alta voce tale considerazione: ”Cavolo, se non facciamo per bene, se non stiamo attenti, faremo questo esercizio fino a stasera…”
Così, invito tutti a metterci più impegno, così poi possiamo tornare a casa.
Finalmente la bambina ci mette il giusto impegno e porta a termine l'esercizio.
Al di là dei propri disturbi, la giusta motivazione ci fa compiere passi da giganti. E insistere sempre sul guardare gli altri, ascoltarli, forse ci farà essere persone migliori. Credo sia fondamentale specialmente in questo paese, in cui molti bambini sembrano patire uno spropositato egocentrismo, che si protrae molto più del tempo accettabile e che fa credere loro di essere il centro dell'universo.
Ovviamente, è di noi adulti la colpevole responsabilità.
Nonché pesante eredità sotto forma di diseducativi esempi.
Buon inizio di 2014!

Cecilia Moreschi 

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