Bambini e genitori non sono mattoni

Bambini e genitori non sono mattoni, come quelli di un muro, che puoi tirar su e poi buttar giù, e dopo innalzar di nuovo, a seconda dell’ennesimo delirante tweet del momento, che puoi sputare tra i denti e un attimo più tardi attribuire a un fantomatico portavoce espiatorio, giustificare come il sempre utile fraintendimento. O, al meglio, cancellare.

Genitori e bambini non sono un gruppo di azioni, che puoi dividere e vendere in differenti mercati, per poi fondere in una novella impresa e, qualora la Borsa lo esiga, frantumare tutto e cercare di non finire in perdita.

Bambini e genitori non sono quelle maledette armi, da smontare e rimontare religiosamente, al netto di pulirne e oliarne a dovere le componenti.

Genitori e bambini non sono neppure le parti di perenne monologo da campagna presidenziale, da disunire sistematicamente tra esse e soprattutto da ogni sorta di contesto, per poi riammucchiarle alla rinfusa, affinché nulla si capisca e l’ottuso grido si senta ovunque.

Bambini, genitori, bambini, genitori, non sono i protagonisti di un videogioco, ovvero i bersagli designati, che come variabili digitali, sotto forma di personaggi sacrificabili in uno sparatutto populista, puoi dividere e sommare senza perdere punti.

Quando allontani un figlio dalla madre, se sottrai una figlia al padre, allorché fai a pezzi una famiglia, puoi pure cercare quanto vuoi di rimediare al crimine, ma il danno rimane.

E per quello dovrai rispondere, prima o poi.
Meglio prima, però.

Musica classica per soli uomini

C’era una volta un mondo dove le statistiche mostrano una triste realtà: solo 76 concerti di musica classica tra i 1.445 organizzati in tutto il mondo da quest'anno al 2019 includono almeno un brano di una donna.
Di conseguenza, c’era una volta un mondo dove il 95% dei concerti prevede musica composta solo da uomini.
C’era una volta quindi un assolo maschilista.
Dove il Do e il Re contano più del La.
Eppure si diceva giustappunto, dammi il La, per dare inizio allo spettacolo.
Di emozioni e suoni che chiamiamo banalmente vita.
C’era una volta un mondo stonato, perciò.
Perché intrappolato in un pentagramma privato di meravigliose sonorità...

La compositrice Emily Hall, che ha definito tale risultato imperdonabile, ha dichiarato: “Tutte le organizzazioni hanno la responsabilità di programmare almeno un'opera di una compositrice, penso che ora dovrebbe essere lo standard…

Spettacolo teatrale sulla scrittura

“Il mio nome è Pierre e posso dirvi che Jean-Baptiste non manca mai a un appuntamento. Come dire, è sempre sul pezzo. Ho adorato questo suo pregio. Un giovane distratto, confusionario, come dire, complicato, questo è l’uomo che incontrai in quegli anni. Perennemente in vortice intorno a se stesso, come dire, una girandola umana il cui asse era la sua spina dorsale, ma era puntuale, come dire, sempre fedele alla parola data, quando in gioco era il tempo. Io scrivo, come dire, uso la penna per vivere e per rendere la mia esistenza il più sopportabile possibile, nondimeno, senza l’inchiostro, il bianco del foglio rimane illibato, come dire, inutile. E per le penne come la mia sono proprio le persone come Jean a riempire di china la boccetta. Il liquido che ristagna all’interno di quest’ultima può apparire di un anonimo nero ad un occhio distratto, come dire, di fretta. Che grave errore, amici, come dire, quale straordinario abbaglio. C’è né molti più di colori nel nero di quanti la scienza affermi nel bianco. Essa lo dimostra, come dire, prova la sua teoria con insindacabili testimonianze e calcoli. Tuttavia, quelli come il soprascritto, che ardiscono di trasformare un pezzo di carta in un mondo alieno in cui far smarrire il prossimo, se ne fregano delle prove, come dire, non sanno cosa farsene di insindacabili testimonianze e calcoli. Io ho bisogno delle strade cosiddette altre, io ho bisogno di trovare l’oro dove non può essercene alcuno, io ho bisogno di credere che l’uomo più stupido della terra scopra la risposta alla domanda più difficile, come dire, io cerco di intrappolare l’impossibile perché so che non ho altra occasione per farmi seguire sino all’ultima pagina della mia vita. E allora il nero è pieno di colori, come non li avete mai visti, vi do la mia parola, non ve lo posso dimostrare, come dire, scientificamente. Posso solo dirvi che Jean-Baptiste è uno di questi, come dire, è simile ad un colore nascosto nel buio. Che colore? Non lo so, non ho prove, come dire, non possiedo alcuna certezza. Posso solo affermare che un giorno l’ho incontrato e, quando se n’è andato, non ho potuto far altro che gettarmi sul foglio a cavallo della mia penna, con la speranza di ritrovarlo…”  

Dallo spettacolo teatrale La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana