Video per la caduta del muro di Berlino: Narratori per la Pace (Storytellers for Peace)

Il 9 novembre 2019 sarà il trentesimo anniversario dal crollo del muro di Berlino.
Malgrado ciò, ai giorni nostri siamo di fronte alla realizzazione e alla pianificazione di altri inquietanti muri, inventati ancora una volta per dividere le persone, annientare speranze, distruggere sogni e anche vite.
Unitevi a noi e ascoltate il nostro ultimo video collettivo per opporci a ogni tipo di muro, del passato come del presente.

Storytellers for Peace è nata a giugno del 2016. È una rete internazionale di narratori che creano storie collettive attraverso i video.
Gli artisti provengono da tutto il mondo e raccontano storie di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani.
Tutti i partecipanti raccontano storie nella rispettiva lingua madre.
Il lavoro finale consiste in un video di narrazioni in varie lingue che mostra quanto il mondo potrebbe essere bello e pacifico se unito intorno a una buona causa.
Il progetto è stato creato ed è coordinato dal sottoscritto.

In ordine di apparizione:

Beatriz Montero, scrittrice e narratrice spagnola.

Barry Stewart Mann, narratore, educatore, attore e scrittore dagli Stati Uniti.

Katharina Ritter, scrittrice e narratrice tedesca.

Claus Strigel, regista, produttore e sceneggiatore tedesco.

Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, drammaturgo, narratore, attore e regista teatrale italiano.

Sandra Burmeister G., scrittrice, attrice, narratrice e pedagogista teatrale dal Cile.

Hamid Barole Abdu, scrittore, narratore e poeta dall'Eritrea.

Oriana Fiumicino, drammaturga, narratrice, attrice teatrale e regista italiana.

Roberto Pentassuglia, chitarrista italiano.

Mahfuz Jewel, narratore, giornalista, poeta e visual artist dal Bangladesh.

Enrique Páez, scrittore spagnolo.

Cecilia Moreschi, scrittrice, drammaturga, attrice e regista teatrale italiana.

Lisi Amondarain, narratrice argentina.

D.M.S. Ariyrathne, narratore e attore dallo Sri Lanka.

Bridgid Soames, insegnante australiana.

Suzanne Sandow, regista, attrice e narratrice australiana.

Il video:



Storytellers for Peace:
Sito ufficiale: www.storytellersforpeace.com
Canale Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCcxcR5hSFUgzpYhpIMfbAzA

70 anni dalla dichiarazione dei diritti umani video


In occasione dei settanta anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo è stato firmato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre del 1948, vi invitiamo a festeggiare tale anniversario con gli Storytellers for Peace (Narratori per la Pace), una rete internazionale nata nel 2016 formata da artisti che creano storie collettive attraverso video.
Gli artisti e i racconti provengono da tutto il mondo e parlano di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani.
Il progetto è stato creato ed è coordinato da Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, drammaturgo, narratore e attore teatrale italiano.
Siamo convinti che i diritti umani riguardino tutti noi, non solo narratori o artisti in generale.
Quindi, per questa speciale occasione, abbiamo coinvolto nel nostro nuovo video anche altre professioni, tra colleghi, amici, parenti, conoscenti o chi altro volesse unirsi a noi.
Perché, più che mai oggi, dobbiamo ricordare che questa Dichiarazione è ancora la cosa migliore che abbiamo.
Ecco tutti e 30 gli articoli raccontati nella rispettiva lingua d’origine da 31 tra artisti, insegnanti, educatori, o semplicemente persone
provenienti da tutto il mondo che hanno a cuore i diritti umani  (video sottotitolato in Italiano e Inglese):

Storie di diversità: cosa succederebbe se

video razzista Dolce e GabbanaQuesta è la storia di cui voglio parlare oggi.
Una sorta di racconto educativo nella forma di metodo universale per riflettere.
Prima di fare qualsiasi cosa.
Potremmo chiamarlo Test preliminare, se preferite.
Pensate a quello che è successo in Cina in seguito allo spot razzista di Dolce e Gabbana.
Ecco qualcosa che avrebbe aiutato l'azienda ad evitare tale contraccolpo.
Cosa succederebbe se, promuovendo il proprio marchio in Italia, un imprenditore cinese mostrasse il video di una goffa ragazza italiana incapace di mangiare involtini primavera?
In altre parole, e se il tuo paese fosse l'obiettivo della parodia?
E se fossi tu al posto degli altri?
E se potessimo cambiare ruolo nell'immagine del tuo mondo preferito?
Cosa succederebbe se io fossi te e viceversa?
Lo so, è qualcosa di vecchio e banale, ma se è davvero così, perché ci sono ancora così tante persone che non lo usano?

Concorso letterario e teatrale 2018

Segnaliamo il bando di concorso 2018 riservato a racconti brevi e spettacoli teatrali.
Il tema di quest'anno è la follia.

Come tradizione sin dalla prima, anche la XIII edizione della nostra rassegna di narrazione sarà incentrata su un'idea particolare di diversità.
Nella prossima, giustappunto, si parlerà de la diversità della follia.
Il termine ultimo per inviare i lavori è il 31 dicembre 2018.

Qui l'articolo completo.
 

Omosessualità non è più un crimine in India

Oggi, Nuova Delhi.
Ma potresti scegliere ogni altra città del paese, se preferisci.
Perché oggi è un gran giorno per l’amore libero.
Dal momento che ieri, amare chiunque tu volessi...
Era un crimine.
Vivere con la persona che desideravi vedere ogni mattino...
Era un crimine.
Abbracciare la creatura che avevi sognato sino a quel momento..
Era un crimine.
Essere tutt’uno con l'anima per la quale pensavi di esser fatta...
Era considerato un crimine.
Camminare insieme, mano nella mano con chi hai sempre aspettato...
Potresti non crederci, ma è quello che è.
Ovvero, era.
Un crimine.
Potresti dubitare anche di questo, ma in molti, troppi altri luoghi del mondo.
Lo è ancora...

Bambini e genitori non sono mattoni

Bambini e genitori non sono mattoni, come quelli di un muro, che puoi tirar su e poi buttar giù, e dopo innalzar di nuovo, a seconda dell’ennesimo delirante tweet del momento, che puoi sputare tra i denti e un attimo più tardi attribuire a un fantomatico portavoce espiatorio, giustificare come il sempre utile fraintendimento. O, al meglio, cancellare.

Genitori e bambini non sono un gruppo di azioni, che puoi dividere e vendere in differenti mercati, per poi fondere in una novella impresa e, qualora la Borsa lo esiga, frantumare tutto e cercare di non finire in perdita.

Bambini e genitori non sono quelle maledette armi, da smontare e rimontare religiosamente, al netto di pulirne e oliarne a dovere le componenti.

Genitori e bambini non sono neppure le parti di perenne monologo da campagna presidenziale, da disunire sistematicamente tra esse e soprattutto da ogni sorta di contesto, per poi riammucchiarle alla rinfusa, affinché nulla si capisca e l’ottuso grido si senta ovunque.

Bambini, genitori, bambini, genitori, non sono i protagonisti di un videogioco, ovvero i bersagli designati, che come variabili digitali, sotto forma di personaggi sacrificabili in uno sparatutto populista, puoi dividere e sommare senza perdere punti.

Quando allontani un figlio dalla madre, se sottrai una figlia al padre, allorché fai a pezzi una famiglia, puoi pure cercare quanto vuoi di rimediare al crimine, ma il danno rimane.

E per quello dovrai rispondere, prima o poi.
Meglio prima, però.

Musica classica per soli uomini

C’era una volta un mondo dove le statistiche mostrano una triste realtà: solo 76 concerti di musica classica tra i 1.445 organizzati in tutto il mondo da quest'anno al 2019 includono almeno un brano di una donna.
Di conseguenza, c’era una volta un mondo dove il 95% dei concerti prevede musica composta solo da uomini.
C’era una volta quindi un assolo maschilista.
Dove il Do e il Re contano più del La.
Eppure si diceva giustappunto, dammi il La, per dare inizio allo spettacolo.
Di emozioni e suoni che chiamiamo banalmente vita.
C’era una volta un mondo stonato, perciò.
Perché intrappolato in un pentagramma privato di meravigliose sonorità...

La compositrice Emily Hall, che ha definito tale risultato imperdonabile, ha dichiarato: “Tutte le organizzazioni hanno la responsabilità di programmare almeno un'opera di una compositrice, penso che ora dovrebbe essere lo standard…

Spettacolo teatrale sulla scrittura

“Il mio nome è Pierre e posso dirvi che Jean-Baptiste non manca mai a un appuntamento. Come dire, è sempre sul pezzo. Ho adorato questo suo pregio. Un giovane distratto, confusionario, come dire, complicato, questo è l’uomo che incontrai in quegli anni. Perennemente in vortice intorno a se stesso, come dire, una girandola umana il cui asse era la sua spina dorsale, ma era puntuale, come dire, sempre fedele alla parola data, quando in gioco era il tempo. Io scrivo, come dire, uso la penna per vivere e per rendere la mia esistenza il più sopportabile possibile, nondimeno, senza l’inchiostro, il bianco del foglio rimane illibato, come dire, inutile. E per le penne come la mia sono proprio le persone come Jean a riempire di china la boccetta. Il liquido che ristagna all’interno di quest’ultima può apparire di un anonimo nero ad un occhio distratto, come dire, di fretta. Che grave errore, amici, come dire, quale straordinario abbaglio. C’è né molti più di colori nel nero di quanti la scienza affermi nel bianco. Essa lo dimostra, come dire, prova la sua teoria con insindacabili testimonianze e calcoli. Tuttavia, quelli come il soprascritto, che ardiscono di trasformare un pezzo di carta in un mondo alieno in cui far smarrire il prossimo, se ne fregano delle prove, come dire, non sanno cosa farsene di insindacabili testimonianze e calcoli. Io ho bisogno delle strade cosiddette altre, io ho bisogno di trovare l’oro dove non può essercene alcuno, io ho bisogno di credere che l’uomo più stupido della terra scopra la risposta alla domanda più difficile, come dire, io cerco di intrappolare l’impossibile perché so che non ho altra occasione per farmi seguire sino all’ultima pagina della mia vita. E allora il nero è pieno di colori, come non li avete mai visti, vi do la mia parola, non ve lo posso dimostrare, come dire, scientificamente. Posso solo dirvi che Jean-Baptiste è uno di questi, come dire, è simile ad un colore nascosto nel buio. Che colore? Non lo so, non ho prove, come dire, non possiedo alcuna certezza. Posso solo affermare che un giorno l’ho incontrato e, quando se n’è andato, non ho potuto far altro che gettarmi sul foglio a cavallo della mia penna, con la speranza di ritrovarlo…”  

Dallo spettacolo teatrale La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana

Spettacolo teatrale sulla giustizia

Addì 20 giugno 2005, lo Stato contro Edgar Ray Killen.
Vostro onore, signore e signori della giuria, prima di chiamare a deporre il mio ultimo testimone, vorrei sottoporre alla vostra attenzione il referto dell’autopsia di James Chaney. Tale documento, fondamentale per l’accusa, durante il processo del 1967 era stato reso inaccessibile e solo dopo più di 30 anni, esattamente nel 2000, è divenuto di dominio pubblico.
In esso si legge che Chaney aveva il braccio sinistro rotto, il destro altrettanto in due punti, una frattura marcata dell’articolazione del gomito sinistro e traumi all’inguine.
Un patologo che esaminò i corpi su richiesta delle famiglie affermò che Chaney aveva subito percosse tremende con un corpo contundente o una catena.
Vostro onore, chiamo ora a testimoniare Rita Schwerner.
Giuri di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Dica lo giuro.
Lo giuro.
Signora, come si chiama suo marito?
Michael Schwerner.
Come è morto?
Mio marito… Michael, è stato assassinato insieme a James Chaney e Andrew Goodman durante un linciaggio.
Dove e quando è stato compiuto questo orribile crimine?
In una radura, nella contea di Neshoba, Mississippi.
Ci dica anche quando…
Il 21 giugno del 1964.
Quanti anni aveva Michael?
Era un ragazzo… erano solo dei ragazzi. Lo eravamo tutti…
Quanti anni aveva suo marito, signora Schwerner…
24. James ne aveva 21 e Andrew… Andrew appena venti…
Dove vi siete conosciuti con Michael?
A New York, noi abitavamo a New York.
Signora Schwerner, chi era suo marito e cosa ci faceva nel 1964 nella contea di Neshoba, Mississippi?

Come le ho detto prima, Michael era di New York, più precisamente abitava a Pelham, dove viveva con la sua famiglia, che era di origina ebrea. Mickey, così lo chiamavano a casa i suoi e questo soprannome è diventato col tempo comune anche tra gli amici. Non per me… io l’ho sempre chiamato Michael e a lui questo piaceva. Era come la prova che fossi la persona che lo conoscesse meglio. Dentro, nel profondo.
La mamma insegnava scienze alla New Rochelle High School ed era una donna severa ma presente. Un giorno Michael mi disse che quando raccontava qualcosa alla madre lui era certo che non lo avrebbe dimenticato, al contrario di suo padre, il classico uomo d'affari sempre impegnato. Ma non era una cattiva persona, erano i tempi ad esser così, i padri in giro a far carriere e le madri attente ai figli. Chissà se le cose sono veramente cambiate, oggi. A ogni modo, ci siamo conosciuti alla Michigan State University…


Dallo spettacolo teatrale Il coraggio della speranza

Spettacolo d'amore e diversità: Loving contro Virginia

Stavolta era toccato a Mildred, il turno di posare il pacchetto ai propri piedi.
Quindi si era voltata verso Richard, aveva agganciato i suoi occhi a quelli del giovane e lo aveva baciato.
Era stato solo l’inizio.
“Stanotte ho diciotto anni…” aveva mormorato dopo qualche istante.
Quelle parole divennero come chiavi universali per ogni porta che fino a quella sera aveva diviso la pelle di Mildred da quella del suo ragazzo, i suoi seni dalle sue mani, il collo di lui dai suoi baci.
Che bello fu avere diciotto anni in quell’automobile, all’inizio dell’estate del 1957, a nord di Richmond.
Chiusero il ricordo di quella notte nel più prezioso scrigno dei rispettivi ricordi e solo a fine luglio, ebbero la forza di passare alla pagina seguente.
La scelta era stata perfettamente concorde. Entrambi avevano adorato sin dall’inizio l’idea di riprendere le proprie esistenze, conservando quei paradisiaci istanti nella mente, insieme a quegli odori, quei sapori, quella canzone della quale avevano evocato solo il ricordo, essendosi limitati unicamente ad ammirarne la copertina.
Era stata Mildred a scegliere il posto in cui rincontrarsi e, seduta sull’ormai piccola altalena davanti casa, vide Richard arrivare.
Non appena il giovane salì sul prato, mentre emozionato si avvicinava, la ragazza smise immediatamente di dondolarsi.
Solo quando fu ad un passo da lei, si tirò dritta.
“Ciao…” disse lui.
“Ciao”, rispose Mildred.
Pochi istanti di tenero silenzio e, ancora una volta, fu quest’ultima ad indicare la prossima meta: “Richard…” disse stringendo le sue mani nelle proprie. “Credo di amarti…”

Dallo spettacolo teatrale Loving contro Virginia

Spettacolo di teatro narrazione contro la guerra

Ottobre 2008. Siamo poco fuori Baghdad, in Iraq.
Rukia e Hash ignoravano cosa sarebbe accaduto quella mattina.
La sera precedente, la donna era andata a letto presto, dopo un litigio con il compagno.
Avete presente quelle discussioni inutili, sterili, che sono solo un pretesto per svuotare il cuore e la pancia delle tensioni provenienti da ogni dove fuorché l’attimo presente e soprattutto la persona con la quale ci contendiamo le ragioni?
Ecco, ai nostri non capitava mai.
Fin da quando si erano incontrati, i due erano riusciti sempre a evitare di perdere il comune tempo per tali sprechi.
Ci era voluta l’ennesima guerra per macchiare, diciamo così, il loro curriculum di coppia perfetta.
Ciò nonostante, come a rendere pan per focaccia all’invasore della loro serenità, era intervenuto l’amore bendato.
O sesso che ci vede benissimo, come preferite.
Sta di fatto che quella mattina, senza dirsi nulla, come se una forza invisibile guidasse i loro corpi, Rukia e Hash presero a baciarsi, abbracciarsi, accarezzarsi e tutto quello che la pelle dell’una era capace di donare a quella dell’altro e viceversa.
Fu così che il piccolo Hani venne invitato al mondo...


Dallo spettacolo teatrale Nostro figlio è nato