Spettacolo d'amore e diversità: Loving contro Virginia

Stavolta era toccato a Mildred, il turno di posare il pacchetto ai propri piedi.
Quindi si era voltata verso Richard, aveva agganciato i suoi occhi a quelli del giovane e lo aveva baciato.
Era stato solo l’inizio.
“Stanotte ho diciotto anni…” aveva mormorato dopo qualche istante.
Quelle parole divennero come chiavi universali per ogni porta che fino a quella sera aveva diviso la pelle di Mildred da quella del suo ragazzo, i suoi seni dalle sue mani, il collo di lui dai suoi baci.
Che bello fu avere diciotto anni in quell’automobile, all’inizio dell’estate del 1957, a nord di Richmond.
Chiusero il ricordo di quella notte nel più prezioso scrigno dei rispettivi ricordi e solo a fine luglio, ebbero la forza di passare alla pagina seguente.
La scelta era stata perfettamente concorde. Entrambi avevano adorato sin dall’inizio l’idea di riprendere le proprie esistenze, conservando quei paradisiaci istanti nella mente, insieme a quegli odori, quei sapori, quella canzone della quale avevano evocato solo il ricordo, essendosi limitati unicamente ad ammirarne la copertina.
Era stata Mildred a scegliere il posto in cui rincontrarsi e, seduta sull’ormai piccola altalena davanti casa, vide Richard arrivare.
Non appena il giovane salì sul prato, mentre emozionato si avvicinava, la ragazza smise immediatamente di dondolarsi.
Solo quando fu ad un passo da lei, si tirò dritta.
“Ciao…” disse lui.
“Ciao”, rispose Mildred.
Pochi istanti di tenero silenzio e, ancora una volta, fu quest’ultima ad indicare la prossima meta: “Richard…” disse stringendo le sue mani nelle proprie. “Credo di amarti…”

Dallo spettacolo teatrale Loving contro Virginia

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