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Visualizzazione dei post con l'etichetta Logopedia teatro

Teatroterapia e Logopedia: Lo spettacolo e l'organizzazione spazio-temporale

La messinscena di uno spettacolo teatrale è tradizionalmente il punto d'arrivo, il momento più importante nell'ambito del laboratorio di drammatizzazione. Come molti sanno, mentre un piccolo gruppo recita la propria scena, gli altri sono dietro le quinte o nel camerino a cambiarsi d'abito, in attesa di salire sul palco nelle scene successive. Ciò che avviene sotto i riflettori è quello che tutti vedono. Ma non è più importante di quel che invece nessuno vede, quel che accade nel semibuio dello stanzino o del retro palco, in cui gli attori in pochi secondi devono preparare se stessi, i loro vestiti e gli oggetti per le scene che si susseguono sul palco. Un esempio di tutto questo l'abbiamo vissuto con i ragazzi di una quinta elementare che metteva in scena tre storie. Tutti i giovani attori erano coinvolti nei tre atti unici, di conseguenza, oltre a tenere a mente il copione, le entrate e le uscite, l'espressività e i movimenti scenici, dovevano: • organizzare cia...

Teatroterapia e Logopedia: le categorie

Uno degli aspetti su cui si lavora più spesso, soprattutto nei Disturbi Specifici di Apprendimento , è la facoltà di categorizzare , ovvero riconoscere un insieme di elementi simili per caratteristiche comuni ed elaborarli entro strutture significative. La mente, attraverso questo processo, organizza e divide le informazioni. Questa abilità ci permette di recuperare informazioni dalla memoria, laddove sia necessario, e dedurre conseguenze su di esse. Il bambino che allena la suddetta abilità può trovarsi a organizzare e catalogare un insieme di parole o di immagini o di giochi, seduto alla scrivania. Grazie all'ausilio del teatro, invece, ci siamo ritrovati ad effettuare questo training attraverso il corpo, il nostro strumento preferito. Come esercizio, nel gruppo di bambini di una scuola elementare, tutti con DSA, nomino un capo e gli dico che d'ora in poi sarà il regista: noi faremo tutto ciò che ci dirà. Quindi, dato un ambiente scelto a caso, ad esempio il bioparco, il lea...

Teatro e Logopedia: consapevolezza di sé

Ogni anno, nel primo incontro del laboratorio di drammatizzazione con bambini in età prescolare (nei quali è presente ipoacusia , ritardo di linguaggio e disturbo generalizzato dello sviluppo ) inizio spesso con giochi semplici, ma efficaci. Tempo addietro, l’obiettivo che mi sono preposta per questa attività è la consapevolezza e la conoscenza delle parti del proprio corpo e di quello degli altri. In cerchio seduti sulle seggioline di solito siamo alternati, un bambino e una terapista. Inizio dicendo “mani sulle ginocchia” e un attimo dopo compio il movimento: con enfasi ho messo le mani sulle mie ginocchia; presto tutti i bambini fanno lo stesso, copiando il mio movimento e associando così immediatamente la frase all’azione, lo stimolo verbale a quello corporeo. Può accadere che qualcuno di loro ponga invece le mani sulle cosce, convinto di averle messe sulle ginocchia. E’ pertanto necessario fargli osservare con attenzione la posizione delle mani diversa rispetto a quella di ...

Teatro e Logopedia: drammatizzare il disagio

Giorni fa avevo un'ora di teatro terapia con una giovane affetta da ritardo mentale, al quale nel tempo si è aggiunto un disagio di tipo psicologico, con isolamento, comportamenti ossessivi e aggressivi. Di solito il suo disagio nasce da esperienze vissute che non ha ben compreso o non è riuscita a decodificare. Pertanto ho iniziato chiedendole di raccontarmi come avesse trascorso gli ultimi giorni, la scuola e così via. Tra le altre cose, mi ha narrato di un episodio in classe che l’aveva turbata. Così, ho colto l'occasione per improvvisare con lei e una collega una scena in grado di drammatizzare l’evento angosciante. La ragazza è stata entusiasta di questa idea, fungendo in pratica da regista sul campo, indicando personaggi e ruoli. Dopo una prima scena, l’ho esortata a giocare con le parti, così da provare tutti i personaggi e le emozioni corrispondenti. Ho lasciato con estrema pazienza che guardasse e gestisse il tutto e solo in un secondo momento l’ho invitata a ra...

Teatro e Logopedia: bambini e gioco

Spesso mi capita di inventare un gioco teatrale prendendo spunto da quel che i ragazzi mi raccontano poco prima, o da quel che vedo accadere tra loro. Venerdì mattina stavo lavorando con un gruppo di cinque bambini affetti da disturbo dell’udito, età quinta elementare. Avevo già in mente i giochi e le attività da proporre loro, ma subito prima di iniziare una delle bambine mi chiede se può fare agli altri un indovinello. Naturalmente rispondo di sì e lei fa: "Qual è quella cosa che parla in tutte le lingue del mondo?" Passano alcuni minuti e nessuno indovina. Ci arrendiamo e lei ci svela la soluzione: è l'eco, l’eco parla in tutte le lingue del mondo. Tuttavia, qualcuno degli altri non sa di cosa si tratti e quindi cogliamo l'occasione per spiegare una nuova parola. Ma non è finita qui. Mi viene in mente che l'eco ci offre un ottimo spunto per fare un esercizio con la voce: ci mettiamo agli angoli della stanza cercando i punti più distanti fra loro. Quindi...

Teatro e Logopedia: emozioni e sentimenti

La domanda che faccio più spesso all'inizio degli incontri con i gruppi di ragazzi più grandi è la seguente: come ti senti oggi? I giovani arrivano trafelati, con in testa ancora gli avvenimenti scolastici o il rimprovero del genitore, il desiderio mancato di andare a giocare a pallone con gli amici invece di venire al centro e così via. Credo pertanto che sia importante chiedere loro come stanno, come si sentono, per permettergli di mettere a fuoco e dar voce allo stato d'animo che provano in quel momento. Naturalmente la prima risposta è bene . Una volta che spiego loro che equivale a dire poco più di nulla, fanno tutti il tentativo di "ascoltarsi" e provano a trovare un'altra parola per descrivere ciò che sentono. Anche le colleghe presenti nella stanza sono coinvolte in questo gioco e spesso il loro esempio è di grande aiuto ai ragazzi: esploriamo parole come "appesantito", "demoralizzato", "energico", "motivato",...

Teatro e Logopedia: DSA e giochi

La scorsa settimana ho proposto un gioco a bambini di terza elementare affetti da DSA , per consolidare la conoscenza tra i partecipanti. Eccone una breve spiegazione: ciascuno ha un foglietto con un numero, messo sul petto in modo che gli altri in cerchio possano vederlo. Il conduttore nomina due numeri a caso e le persone corrispondenti devono alzarsi in piedi e dire ciascuno il nome dell'altro. Occorre attenzione e memoria. Dopo qualche giro si scambiano i numeri, poi i posti, così da perdere e ritrovare ogni volta i riferimenti spaziali. Successivamente il conduttore chiama il nome di due persone e loro devono stavolta dire il numero dell'altro e, subito dopo, il colore col quale è disegnato. Una volta esaurita anche questa richiesta, tutto il gruppo si dispone seduto in fila ad un lato della stanza, come fosse il pubblico, e il conduttore nomina tre persone. Queste devono alzarsi e disporsi dall'altro lato della stanza, come fossero gli attori, secondo l'ordi...

Teatro e Logopedia: i compiti di scuola

Ho lavorato qualche giorno fa con un gruppetto di ragazzini con disturbi dell’udito molto carini e simpatici. Sono entrata in stanza e ho trovato una di loro in lacrime. Non aveva finito i compiti per le vacanze e la maestra glieli aveva assegnati di nuovo, tra cui il seguente: leggere e riassumere uno dei racconti di Marcovaldo , di Italo Calvino . La bambina non riesce a capirlo, il linguaggio che il geniale autore usa è per lei troppo difficile da comprendere, continua a piangere, non vuole farlo assolutamente. Avevo preparato tutt'altro programma da fare con loro, ma in quel momento la cosa più importante era farle tornare il sorriso, quindi le ho detto di non preoccuparsi, che io il libro lo conosco benissimo e che avremmo potuto recitarlo. Le ho ricordato quant'è brava a recitare, addirittura ricorda perfettamente tutta la propria scena dello spettacolo dell’anno scorso, in breve, ho cercato di aumentare la sua auto stima. In pochi minuti ho letto il racconto e l’ho ...

Teatro e Logopedia: inversione dei ruoli

Qualche giorno fa sono arrivati al centro due fratelli gemelli. Uno di loro aveva il muso perché la mamma non voleva regalargli un nuovo cellulare per il compleanno, glielo ha promesso per Natale ma solo se i suoi voti a scuola saranno buoni. Al ragazzino la cosa non andava proprio giù. Così mi sono fatta aiutare da suo fratello e ho proposto loro di drammatizzare insieme quest'avvenimento. Me lo sono fatto raccontare per bene: è accaduto tutto in macchina, mentre stavano arrivando al centro. Quindi io avrei interpretato la mamma e i due fratelli loro stessi. Abbiamo improvvisato la scena una prima volta. Nella seconda abbiamo cambiato i ruoli, e nella terza di nuovo. Il nostro, nel ruolo della madre, ha motivato con forza il proprio rifiuto, non cedendo di un millimetro. Al termine della drammatizzazione gli è tornato il sorriso, non aveva più il broncio e non parlava più del mancato cellulare. Grazie alla recitazione, e all'inversione dei ruoli, ha accettato (e fo...

Teatro e Logopedia: gioco con le carte

Costruire con i ragazzi delle carte, dove ognuna raffigura un solo elemento (animale, persona, oggetto, cibo, ecc.), questo è l’inizio del gioco che vi racconto oggi. E’ stato interessante vedere cosa hanno scelto di disegnare i ragazzi. Poi a turno uno di loro ha pescato 4 carte e ha dovuto inventare una storia che le legasse. Spesso non erano storie ma situazioni: così ho aiutato a dare forma e sequenzialità alla storia, facendola ripetere più volte e poi ho chiesto quale fosse la fine, la conclusione del racconto. Quindi il narratore ha scelto l’attore che impersonasse ogni elemento, dandogli la carta corrispondente. A questo punto abbiamo creato lo spazio scenico dove recitare e il narratore è diventato pubblico, per godersi l’improvvisazione della storia appena inventata. E’ difficile per i miei ragazzi inventare battute (e quindi sviluppare il linguaggio improvvisato). Tendono a dire poco, quasi niente, concentrati come sono nel fare (interpretare con il corpo l’elemento)....

Teatro e Logopedia: dopo lo spettacolo

Nella settimana successiva al consueto spettacolo di fine stagione, prima di quest'estate ho voluto che ciascun gruppo verbalizzasse il vissuto durante la rappresentazione: come ti sei sentito, com’è stare sul palco, com’eri prima di cominciare a recitare, durante la scena e dopo la scena… delle altre gags quale ti è piaciuta di più … tutto questo insistendo perché gli altri ascoltassero senza interrompere, commentare, fare battute. Quanto siamo abituati a dire sempre quel che pensiamo, anche se questo comporta interrompere gli altri, visto che ho dovuto riprendere spesso anche le colleghe. E' stato bello che i bambini e i ragazzi verbalizzassero e dessero un nome a ciò che avevano sentito, anzi a volte abbiamo dovuto suggerire noi i nomi delle emozioni tipo “sollievo” o “tensione”, perché loro facevano capire che le avevano provate, ma non sapevano come chiamarle. E’ importante dar voce ai propri sentimenti e sapere il nome di ciò che proviamo. Ci aiuta a conoscere noi ste...

Teatro e Logopedia: stimolare le abilità

Ogni settimana ho un gruppo di ragazzi con DSA . Hanno tutti già fatto teatro con me, pertanto sanno come si sta sulla scena, da dove si entra e si esce, come si costruisce una gag. L’altro ieri ho lavorato con loro sulle improvvisazioni: dopo aver diffusamente riepilogato di cosa si tratti, li ho informati che avevano una sedia come unico elemento scenico, ma che avrebbero potuto usarla a piacimento, per il resto erano liberi di recitare inventando quel che preferivano. Per prima cosa dovevano mettersi d'accordo tra di loro, il che già non è scontato e implica il saper collaborare e ascoltare gli altri. Poi hanno iniziato l'improvvisazione mentre noi operatrici stavamo ancora parlando. Questo ha dato a tutti la possibilità di riflettere sull'importanza dell’inizio delle attività: a teatro come fa il pubblico a capire che lo spettacolo sta per iniziare? Perché si spengono le luci, hanno risposto i ragazzi, preparatissimi. Ma noi non eravamo a teatro, quindi chi recit...

Teatro e Logopedia: il giusto ritmo

Qualche giorno fa stavamo lavorando sulla scomposizione dell'azione, una specie di "stop-motion" fatta a teatro. Un bambino alla volta ha eseguito una azione quotidiana che fa tutti i giorni: arrivare in classe, posare lo zaino, sedersi al banco. Poi, al suono del battito delle mani della terapista, doveva scomporre tutta questa sequenza di gesti in micro azioni: per ogni battito un passo, poi quando arrivava al banco, un battito per lo zaino a terra, uno per rialzare la schiena, uno per sedersi, uno per sistemare bene le gambe sotto il banco. L'effetto visivo di tutto ciò è come se fosse una sequenza di foto che messe l'una vicina all'altra ricostruiscono per intero l'azione. L'obiettivo terapeutico è la presa di coscienza di cosa faccia il nostro corpo, con quali tempi, in quante parti posso scomporre l’agire, cosa non devo sovrapporre e se il corpo riesce a trovare un suo ritmo, a non accavallare e dare il giusto tempo ad ogni movimento. In que...

Teatro e Logopedia: lavorare divertendoci

Ieri una delle bambine ha iniziato a piangere e mi ha raccontato di aver appena litigato con il papà, che sta passando un brutto periodo a casa, e vari episodi della vita familiare. Come ė facile ferire un bambino e, allo stesso tempo, come capita altrettanto che anch'egli ferisca noi genitori. Dal poco che mi ha raccontato mi è sembrato di capire che il padre dev'essere molto stressato e stanco e (come capita spesso anche a me) dimentica cose che per la bimba sono importanti e magari pretende che lei sia appena più grande di quel che è mentre lei fa fatica in questo momento a non rinunciare a tutta l'attenzione che vorrebbe. Ho provato a rincuorarla, dicendo inoltre alla piccola di fare lei una sorpresa al papà e che anche i genitori spesso sono stanchi e commettono errori. Soprattutto l’ho invitata a godersi al massimo l'ora che abbiamo insieme proprio per ricaricare le batterie, perché il tempo del teatro è un tempo apposta per lei. Quindi abbiamo cominciato a...

Teatro e Logopedia: camminare insieme

Ieri in gruppo abbiamo lavorato sulla gestione del corpo. Ho iniziato invitando i bambini a camminare insieme alla sottoscritta come se avessimo dovuto realizzare una sorta di processione in stop motion, coordinando ogni movimento sul battito di mani di una mia collega e inserendo ogni volta la pausa tra un passo e l'altro. In questo modo ci siamo avvalsi sia di una fonte visiva che di una sonora su cui armonizzare i nostri movimenti. Uno dei bambini è risultato più veloce degli altri e si è distaccato dal gruppo. Cosicché lo abbiamo stimolato a programmare i suoi movimenti (ad esempio fare per tre volte passi piccoli) e così riallinearsi agli altri. Perché l'obiettivo è andare insieme e non essere i primi. In seguito abbiamo eliminato la fonte visiva: la collega che batteva il tempo si è fermata alle nostre spalle. Da quel momento abbiamo cominciato a coordinare il passo solo su quel che ascoltavamo. Infine abbiamo tolto anche il battito: ora dobbiamo muoverci insieme ...

Teatro e Logopedia: la nuova arrivata e il nuovo insegnante

Ieri pomeriggio, nel gruppo mi sono ritrovata con alcuni bambini delle elementari. Ad un tratto è giunta una nuova bimba, un poco più piccola di loro, ma la sua terapista mi ha chiesto di fare una prova per inserirla nel lab di teatro, visto che ha molte difficoltà a concentrarsi, gestire il corpo ed ascoltare. Bene, ho pensato, è un'occasione per gli altri di fare una nuova amicizia. E visto che uno di loro, il più grande, tende a relazionarsi poco con gli altri e preferisce il contatto con l'adulto, ho lasciato che lui gestisse il gruppo: gli ho spiegato quale fosse l'esercizio da fare (camminate nella stanza con gli stop e successivamente con diverse modalità) e lui avrebbe dovuto dare il via, fermare, fare domande a tutti, ecc. Il novello insegnante è stato contento della cosa, poiché si sentiva un po' il regista, ha parlato con tutti spesso per chiedere loro cos'avessero immaginato di volta in volta, ha dato sfogo alla sua creatività facendoci muovere come...

Teatro e Logopedia: attenzione al prossimo

Oggi ho lavorato in gruppo con una bambina affetta da disturbi dell'attenzione e iperattività, associati a difficoltà nella coordinazione. Anche solo sostenere una conversazione diventa per lei molto arduo. Allora le dico che per il 2014 abbiamo un nuovo obiettivo: ascoltare gli altri. A questo proposito la invito a fare una domanda a ciascuno dei suoi compagni, guardando negli occhi colui che risponde. Poi la incoraggio a ripetere cosa quest’ultimo ha detto (l'argomento era i regali di Natale) sforzandosi di ricordare più elementi possibili della frase. Solo dopo essersi impegnata nel chiedere, ascoltare e ripetere i regali di tutti può raccontarci i suoi (inutile dire che scalpitava fin dal primo momento per farlo) come una sorta di premio per la dedizione messa in gioco fino a quel momento. A questo punto facciamo un esercizio per aumentare il livello di attenzione tramite il mantenere lo sguardo su uno stesso oggetto finché si arrivi a toccare il medesimo. Lo sguardo d...

Teatro e Logopedia: i mattoni che mancano

Ieri avevo un gruppo di sette ragazzi, sei femmine e un maschio, tutti sopra i vent'anni, due di loro audiolesi. Ho proposto anche a loro il gioco del fumetto: dopo aver parlato dettagliatamente di cosa si tratta, soffermandomi sul concetto di striscia e di vignetta, mi sono messa in posizione statica con una delle ragazze e ho stimolato gli altri a immaginare cosa ci stavamo dicendo. L’immagine era quella di due persone che si incontrano e si stringono la mano sorridendo. Com’era prevedibile, qualcuno ha trovato all’inizio difficoltà ad associare quel gesto alle frasi "Piacere, mi chiamo..." oppure "Ciao come stai?", mentre altri non hanno avuto esitazioni nell'esporre la frase più adatta. Ho quindi dovuto insistere molto per aiutarli ad associare la parola alla gestualità, ripetendolo più volte. Il normale apprendimento (fatto di suoni da sentire e scene da guardare) che naturalmente si struttura nell'essere umano, è precluso laddove ci sia una...

Teatro e Logopedia: il tempo di osservare

Da più di dieci anni lavoro come docente in un centro di riabilitazione logopedica di Roma. Con i bambini e ragazzi pratico la teatro terapia e il più delle volte è proprio grazie alle idee che loro mi fanno venire nell'attimo in cui li incontro, che riesco a inventare giochi e esercizi, in modo da usare il teatro per implementare le loro capacità comunicative (e un po' anche le mie). Oggi avevo un gruppo di cinque bambini delle elementari e insieme abbiamo fatto il "Gioco del fumetto". Camminiamo liberamente per la stanza, ad un dato segnale ci fermiamo restando nella posizione che abbiamo preso e isoliamo due o più persone (tra bambini e terapiste che giocano con loro). Ecco dunque la nostra vignetta, e uno alla volta, sforzandosi di guardare davvero i gesti, le espressioni, la postura del corpo, deve immaginare dove sono, cosa fanno e cosa dicono, ovvero cosa c'è scritto nella nuvoletta del fumetto che esce dalla loro bocca. Una volta detto, i personaggi d...