Spettacolo teatrale sulla scrittura

“Il mio nome è Pierre e posso dirvi che Jean-Baptiste non manca mai a un appuntamento. Come dire, è sempre sul pezzo. Ho adorato questo suo pregio. Un giovane distratto, confusionario, come dire, complicato, questo è l’uomo che incontrai in quegli anni. Perennemente in vortice intorno a se stesso, come dire, una girandola umana il cui asse era la sua spina dorsale, ma era puntuale, come dire, sempre fedele alla parola data, quando in gioco era il tempo. Io scrivo, come dire, uso la penna per vivere e per rendere la mia esistenza il più sopportabile possibile, nondimeno, senza l’inchiostro, il bianco del foglio rimane illibato, come dire, inutile. E per le penne come la mia sono proprio le persone come Jean a riempire di china la boccetta. Il liquido che ristagna all’interno di quest’ultima può apparire di un anonimo nero ad un occhio distratto, come dire, di fretta. Che grave errore, amici, come dire, quale straordinario abbaglio. C’è né molti più di colori nel nero di quanti la scienza affermi nel bianco. Essa lo dimostra, come dire, prova la sua teoria con insindacabili testimonianze e calcoli. Tuttavia, quelli come il soprascritto, che ardiscono di trasformare un pezzo di carta in un mondo alieno in cui far smarrire il prossimo, se ne fregano delle prove, come dire, non sanno cosa farsene di insindacabili testimonianze e calcoli. Io ho bisogno delle strade cosiddette altre, io ho bisogno di trovare l’oro dove non può essercene alcuno, io ho bisogno di credere che l’uomo più stupido della terra scopra la risposta alla domanda più difficile, come dire, io cerco di intrappolare l’impossibile perché so che non ho altra occasione per farmi seguire sino all’ultima pagina della mia vita. E allora il nero è pieno di colori, come non li avete mai visti, vi do la mia parola, non ve lo posso dimostrare, come dire, scientificamente. Posso solo dirvi che Jean-Baptiste è uno di questi, come dire, è simile ad un colore nascosto nel buio. Che colore? Non lo so, non ho prove, come dire, non possiedo alcuna certezza. Posso solo affermare che un giorno l’ho incontrato e, quando se n’è andato, non ho potuto far altro che gettarmi sul foglio a cavallo della mia penna, con la speranza di ritrovarlo…”  

Dallo spettacolo teatrale La vera storia di Jean-Baptiste du Val-de-Grâce, oratore della razza umana

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