Giudicare un arrestato in base all'etnia è razzismo

Arrestato? Fermato, indagato, anche solo additato, volto improvvisamente noto sulla pubblica piazza mediatica.
E innocente fino a prova contraria.
Eccovi, a riguardo, le parole sul New Yorker dello scrittore e professore statunitense William Jelani Cobb, a commento delle recenti uccisioni da parte della polizia americana: le discussioni che sono seguite a queste tragedie si sono in gran parte concentrate sul significato e sulle implicazioni di una definizione peraltro priva di senso: Racial profiling (in pratica, l’utilizzo da parte delle autorità delle caratteristiche etniche e le origini di un individuo quale elemento chiave nel decidere o meno di intervenire con l’arresto o peggio). Niente di meglio illustra il marciume e il potere manipolatorio di tale espressione rispetto al fatto che il nostro dialogo prenda sul serio questo non-termine. Non esiste una cosa come profilo razziale, è semplicemente razzismo. Quali azioni successive, quale scopo logico, questa pratica produce che il razzismo abietto non farebbe altrettanto? La definizione suddetta, cioè che il presunto comportamento di qualsiasi frammento di una popolazione diventi la base per la classificazione nella sua somma, è semplicemente indicato come razzismo.
Come dire, attualissimo anche da noi.

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